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Note di regia

di Renato De Maria

La prima lettura della sceneggiatura è stato un colpo di fulmine. Per la storia e per il personaggio. Un poliziotto che ama Caravaggio e va dallo psicanalista, con un passato misterioso e torbido, che è intelligente, molto intelligente, ma scorbutico e immaturo nei rapporti personali: un antipatico che piace. Bello e impossibile.

E poi una storia complessa, piena di colpi di scena, che va dritta dalla prima puntata all’ultima, senza fermate, senza divagazioni. Insomma un unico film di più di nove ore, suddiviso in sei capitoli. Una soluzione narrativa tutta in orizzontale che rappresenta una novità. In America è una tendenza da pochi anni. Un esempio per tutti “Boardwalk  Empire”, prodotto da Scorsese. O la celeberrima “Lost”. Per un regista  è una grande sfida. Dare ritmo e corpo a personaggi che non scompaiono mai, ma restano in scena dall’inizio alla fine, ognuno con una evoluzione complessa e delicata. Gli autori, Contarello & c., l’hanno scritta senza nessuna concessione agli stereotipi e con dialoghi sorprendenti mai scontati. Amore, investigazione, amicizia e tradimento, commedia, azione. Tutti i generi sono abilmente mescolati, non ci siamo fatti mancare niente.

Io lo definirei un poliziesco psicologico, indaghiamo nella Palermo di oggi su un piccolo caso che poi si trasforma in un groviglio complesso di crimine e rapporti affettivi e parentali molto forti, da tragedia greca. Per il protagonista, Angelo Caronia, l’indagine e la sua forzata permanenza a Palermo diventano una appassionante ricerca di identità e così per Daniela, amore conteso tra Angelo e il suo più grande amico/nemico, e per tutti i protagonisti. Su tutti l’ombra di un grande vecchio, un padre che opprime e schiaccia con la sua ingombrante e misteriosa presenza. Questa ricerca d’identità collettiva assume i contorni di un viaggio che da Palermo si sposta nelle campagne fino al mare, attraverso un percorso inedito e visivamente potente che attraversa anche il sottosuolo della città. Una sorta di antro buio dell’anima.

Ovviamente intorno a una storia così complessa è stato divertente costruire un cast adeguato. Il protagonista non poteva non essere sfacciatamente bello, giovane e dallo sguardo impunito. Riccardo Scamarcio, appunto, che in questo personaggio credo abbia dimostrato tutta la sua bravura e raggiunta maturità d’attore. E poi due vere scoperte per me. Valentina Lodovini è un’attrice che unisce bellezza e intensità, che si fa amare sempre. Il suo carisma davanti alla macchina da presa è assoluto. Michele Riondino. Un grande attore, che ha uno stile di recitazione preciso, affilato, tagliente. Va sempre a bersaglio. E poi c’è la meravigliosa squadra del commissariato con fior di attori. Max Mazzotta, incontenibile, Natalino Balasso, delicato ed elegante, Cantalupo, di una fortissima umanità, e il giovane Dario Aita, faccia e talento per emergere. Non posso nominarli tutti, ma credo veramente che il cast tutto sia una fonte di forza narrativa e verità di racconto.

Mi sono divertito tantissimo a girare con la amata arriflex sr 16 mm. La troupe guidata da Marco Onorato è stata eccellente. Dalla Tunisia a Palermo a Roma. È stato un viaggio alla ricerca di identità per tutti noi. Lo abbiamo fatto con molto amore. Per il nostro lavoro e per il gusto, tutto artigianale, di raccontare una bella storia.

Renato de Maria

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